Il pendio

La posizione della cisterna non è casuale. Era fondamentale collocarla in punti dove il paesaggio formava depressioni naturali, così da convogliare facilmente l’acqua piovana. In questo caso, si sfrutta un sistema di pendii che porta grandi quantità di acqua alla cisterna.

A Nord e Nord-Est è stato recuperato un muretto a secco che fungeva da argine, raccogliendo e filtrando l’acqua proveniente dal pendio. Essendo costruito senza leganti, il muretto lasciava passare solo l’acqua necessaria, mantenendo l’equilibrio tra cisterna, pendio e paesaggio.

A causa dell’abbandono, molte parti della cisterna, in particolare del tetto, erano crollate o deteriorate.

Di particolare interesse architettonico sono la bocca del pozzo e alcuni elementi del canale che porta l’acqua alla vasca per l’abbeveraggio degli animali, realizzati in pietra monolitica.

La cisterna restaurata misura 5 metri di larghezza, 7 di lunghezza e 9 di altezza. Prima del restauro è stato fatto un rilievo accurato per comprendere il suo funzionamento. È emerso come la sua costruzione sia frutto di una conoscenza idraulica molto precisa, tramandata nei secoli: gli antichi costruttori conoscevano perfettamente le caratteristiche legate alla fisica e alla meccanica dell’acqua, oltre alo luogo in cui costruirla.

La cisterna appare come una piccola casa con tetto a due falde, interrata per tre quarti. Sotto il tetto si trova una camera con volte a botte, costruita con blocchi di calcarenite e rivestita internamente con intonaco in cocciopesto, un materiale medievale che garantisce impermeabilità e buona conservazione dell’acqua.

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