La cisterna, risalente all’Ottocento, segue il modello tradizionale delle cisterne a tetto. È stata scavata nel tufo, ricavando i blocchi di calcarenite usati poi per costruire la vicina “Masseria la Gravina”.
La struttura è composta da:
Era infatti utilizzata soprattutto per il pascolo: nei periodi caldi permetteva a pastori e contadini di avere molta acqua disponibile per le greggi e per irrigare. Di particolare interesse architettonico sono la bocca del pozzo e alcuni elementi del canale che porta l’acqua alla vasca per l’abbeveraggio degli animali, realizzati in pietra monolitica.


La cisterna restaurata misura 5 metri di larghezza, 7 di lunghezza e 9 di altezza. Prima del restauro è stato fatto un rilievo accurato per comprendere il suo funzionamento. È emerso come la sua costruzione sia frutto di una conoscenza idraulica molto precisa, tramandata nei secoli: gli antichi costruttori conoscevano perfettamente le caratteristiche legate alla fisica e alla meccanica dell’acqua, oltre alo luogo in cui costruirla.
La cisterna appare come una piccola casa con tetto a due falde, interrata per tre quarti. Sotto il tetto si trova una camera con volte a botte, costruita con blocchi di calcarenite e rivestita internamente con intonaco in cocciopesto, un materiale medievale che garantisce impermeabilità e buona conservazione dell’acqua.